Bullismo – il dolore silenzioso

La parola “bullismo” ogni tot risuona perché succedono fatti gravi.
Sapete che (oltre a parlare troppo) io scrivo. Lo sanno tutti perché annoio anche molto. Pochi sanno che ho subito bullismo. Lo sa la mia famiglia, che tocca l’argomento solo per sommi capi quando, per esempio, si discute con qualcuno a tavola. Lo sanno alcuni amici con cui mi sono confidata.


Nessuno sa davvero come mi sono sentita. Non lo scriverò mai. Perché il solo ricordo di certe violenze che subisci da bambina da parte di coetanei lascia un segno che va oltre ogni possibile spiegazione. Tu non capisci la ragione, ti colpevolizzi, impari ad essere un problema ambulante. Impari ad essere dura con te stessa come lo sono gli altri ed è lì che cominci a non avere autostima. Questo ti porta a subire sempre, costantemente, il giudizio altrui, anche quando sei sola. Resta nella tua testa come un piccolo tarlo che ti ripete quello che sei abituata a sentirti dire: “non sei abbastanza…” o “sei troppo…” o “non hai…” o “hai…”. Qualunque sia il completamento della frase o il nomignolo che ti affibbiano, impari solo ad odiarti.

Il meccanismo perverso del bullismo

La violenza non è fisica. Nel mio caso era l’esclusione: in pratica non avevo nessun amico. Mi sono chiusa in me stessa e subivo, senza rispondere, senza “farmi valere”. Ero considerata una “debole” dagli altri bambini (e perfino da qualche adulto) e di lì a poco il bullismo da parte di una persona nei miei confronti è diventato di gruppo. Il gruppo era composto da ragazzini che avevano troppa paura di trovarsi nella mia stessa situazione per pensare di stare dalla mia parte per 1 minuto.

Perché non denunci?

Il motivo per cui all’inizio non reagisci è semplice: pensi di essere debole, credi alle parole altrui e non vorresti che nessuno si sentisse come ti senti tu. Neanche il tuo bullo lo meriterebbe. Ti vergogni di dirlo agli adulti, che sanno solo fare scenate o dirti di tirare fuori le unghie. Hai paura di essere giudicato male anche da chi ti dovrebbe proteggere. Tenerti tutto dentro è la cosa peggiore che tu possa fare.

Poi esplodi

L’esplosione è la parte peggiore. Se esplodi bene ti salvi, capisci che tutto è sbagliato e reagisci in qualche modo, anche solo parlandone con qualcuno. Se esplodi male (nel mio caso), ti ritrovi dal medico con tua madre, preoccupata perché mangi normalmente ma continui a dimagrire. Non dicevo nulla a nessuno, non rispondevo al bullo, non mi facevo vedere ferita. Rimanevo impassibile. Questa situazione mi stava facendo male anche fisicamente. Non arrivare mai a questo punto.

Poi sono iniziate le crisi di pianto. Impassibile in pubblico, distrutta in privato. Pomeriggi e serate intere passate a piangere in silenzio nella cameretta fino ad addormentarsi, apparentemente senza una vera ragione. Dentro alla testa quel tarlo, quelle paroline ripetute all’infinito e quella parte di te che si chiede “cosa posso migliorare di me per cambiare tutto questo?”. La risposta è “niente” perché tu sei perfetto/a così, ma ancora non lo sai. Non ero neanche adolescente, non avevo neanche quella “scusa”.

Gli adulti e il bullismo

I genitori ad un certo punto si accorgono (o dovrebbero farlo) e questo è positivo, perché ti permette di esplodere bene. I genitori da soli non ce la fanno, non lo sanno affrontare questa deflagrazione di sentimenti accumulati. Si rivolgono ad altri adulti.
Nel peggiore dei momenti, i peggiori adulti che puoi trovare sono quelli che non ti credono. Insegnanti che dicono che probabilmente ti stai inventando tutto o che hai solo bisogno di socializzare con quella persona. Ti mettono a fare lavori di gruppo con il bullo, il che prevede il passare pomeriggi assieme oltre l’orario di scuola. L’inferno. E intanto tu dimagrisci visibilmente nonostante mangi regolarmente e anche un po’ di più di alcuni tuoi coetanei. Arrivi a dover rivolgerti al medico che ti prescrive delle punture per fare in modo che il tuo fisico non ceda.

Come va a finire?

Il lieto fine come te lo aspetti nelle fiabe non c’è, ma se stringi forte i denti usando l’intelligenza, se non reagisci alla violenza con altra violenza, passa. Nel migliore dei casi, quello che ti sembra “tutto il tuo mondo” è un mondo molto piccolo, che finisce con il passaggio ad una scuola di livello successivo. Nuove persone, nuovi legami. Sembra banale, ma il bullismo passa con il tempo. Tagli i ponti con le persone e va meglio. Ne pagherai le conseguenze per anni, ti sentirai sempre inadeguato in qualche modo, ma inizierai a capire che non è stata colpa tua, che non lo è mai per nessuno. Forse ti servirà uno psicologo, forse leggerai molti libri (tra cui molti inutili), magari aprirai un blog perché in quel momento orribile il tuo migliore amico era un diario e la scrittura un po’ ti ha salvata… L’unica cosa che devi sempre ricordare, è che tu non sei l’opinione altrui.

Ho capito il mio bullo

Con il senno di poi, ho capito che quella violenza nei miei confronti non era rivolta a me, ma ad una situazione terribile in casa di quel bullo. I bambini e i ragazzini non possono prendersela con gli adulti, perciò se la prendono con i coetanei. Rabbia genera rabbia, violenza genera violenza, paura genera paura. Quel bullo, da qualche parte, è vittima a sua volta.
Se ora parlassi con una vittima di bullismo direi: tieni duro, non avere paura. La vita migliora. Parlane con qualcuno a cui vuoi bene davvero, qualcuno che ti capisce, fosse anche solo un diario o il tuo cane. Liberati da questo peso, piangi, urla, sfogati.
Sii gentile sempre con tutti, perfino con il tuo bullo, perché la gentilezza non è debolezza, ma la forza più grande che hai. Chi tratta male non è abituato ad essere trattato bene, lo spiazzerai. Forse ora è presto per capire tutto questo, ma se stai leggendo questo post, sei abbastanza stanco di questa situazione per provare anche con la gentilezza. Inizia ad essere gentile con te stesso/a, inizia a capire che non è e non sarà mai colpa tua se gli altri ti trattano male senza un motivo, se hanno bisogno di farti sentire piccolo/a per sentirsi grandi.

Spero che questo post sia utile in qualche modo, perché scriverlo e pubblicarlo mi costa un coraggio che non credo di avere. Non credevo di scrivere altri post sulla crescita personale oltre a quello sull’invidia, ma ho deciso di farlo nella speranza che qualcuno si senta meno solo. Puoi raccontarmi qui nei commenti la tua storia se vuoi, che tu sia una vittima o un bullo che ha capito i suoi errori poco conta. L’importante è creare un dialogo tra persone che hanno capito l’importanza della gentilezza nelle relazioni con gli altri.

Grazie di cuore per l’attenzione che hai tenuto in questo post molto lungo.

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