Black Friday – Chi paga il tuo sonto?

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Il tuo sconto costa caro

Quante volte ci siamo fatti abbindolare da sconti vantaggiosi e offerte imperdibili? Io per prima alzo la mano che a guardarla bene ora mi sembra un po’ strana, la vedo un po’ rossa, come fosse macchiata di sangue. Sì, perché i soldi che noi risparmiamo con il black friday qualcuno li paga e non solo in moneta, spesso con la vita.

Sai cos’è la Fast Fashion?

Non sto esagerando, se non hai idea di cosa sia la fast fashion, nel mio scorso post puoi trovare la definizione. Oggi invece voglio farti vedere cosa succede dietro le quinte dei buoni sconto: lavoratori in paesi esteri sfruttati, sottopagati e debilitati per produrre massivamente. Tutto per la nostra vanità, per sentirci più belli e attraenti. Purtoppo non succede solo in occasione del balck friday o dei saldi, ma va avanti quotidianamente, da anni.

Il caso HM

Dopo anni di lotte a suon di sconti vantaggiosi, come sempre è stata una tragedia a sollevare l’opinione pubblica rispetto al problema della produzione massiva di abiti importati in Europa. Nel 2015 l’incendio in India di una catena di produzione HM costò la vita a 1.134 persone. PERSONE. Come me, te e i tuoi amici. Bruciati vivi mentre lavoravano in ginocchio, in strutture fatiscenti per più di 12 ore al giorno senza riuscire a permettersi il cibo e, guarda un po’, neanche i vestiti per coprirsi. Se non fosse così grave sembrerebbe una barzelletta.

L’accordo Rana Plaza

Per quietare il polverone, HM ha firmato un accordo legalmente vincolante sulla sicurezza e la prevenzione degli incendi con Clean Clothes Campaign, un’associazione che si occupa di fermare questo scempio modaiolo. L’azienda aveva promesso di mettere in sicurezza le strutture ed offrire un adeguato salario ai propri lavoratori entro il 2018. Ovviamente non è successo, sai perché? Perché HM e molti altri colossi mondiali hanno come solo diritto fondamentale quello del loro portafogli. Nel rapporto ufficiale di “Abiti Puliti” (la filiale italiana di Clean Clothes), puoi leggere da te le condizioni pessime in cui versano ancora oggi i lavoratori sfruttati dal colosso. Scaricalo qui.

Non solo HM

HM viene spesso additata come il male del mondo, ma non è la sola a sfruttare i lavoratori e inquinare il pianeta. Sapevi che in Bangladesh 4 milioni di persone lavorano per più di 5.000 aziende che vendono in Europa? Il salario medio è di 3 $ al giorno, che non bastano neanche per mangiare.

E tu cosa ci puoi fare?

Tante cose, anche se non sembra. Il primo passo fondamentale è non comprare più dalle grandi catene: niente più HM, Zara, Bershka, Mango, TopShop, Stradivarius, GAP (qui una lista dei principali fast fashion brand in USA)… insomma, boicotta lo shopping in centro città. Sai perché questa è l’azione più forte? Perché se non si compra non c’è mercato e le aziende devono adeguarsi. C’è comunque il rischio del “green washing”: quando calano le vendite, queste aziende possono provare a fare pubblicità green, per farci credere di supportare una moda più sostenibile. Non crediamogli. Ormai è più di un anno che non compro da questi colossi e sono molto più felice del mio abbigliamento.

Ma di green washing e delle alternative alla fast fashion parleremo in un prossimo post.
Stay Tuned!

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